venerdì 5 giugno 2015

Sunday 7 June - Taste itinerary in Frasso Sabino (RI) close to Rome


Hello everybody!
Here I am, far away from Dublin: I'm in Italy right now and I'd like sharing with you this food event in a little town close to Rome (just an hour by car)

This Sunday 7 June in Frasso Sabino (RI) you can taste amazing cheeses and artisan beers from this nice town on the Sabini Mountains.



The farmer market “Piazza del Contadino” of Frasso Sabino will offer you amazing artisan products of the tradition.

Artisan beer and delicious cheeses will be the main characters of the event: high quality, natural and super tasties.

Here the programme:


  • 10 a.m. -  Urban gardens: children and families will plant tipical vegs and legums of the territory.

  • 12 a.m. "Taste workshop" - The farm “De Santis Francesco” will make typical cheeses and ricotte using traditional techniques and after it will offer a taste itinerary to everyone. 

  • 1 p.m. "Traditional Lunch"  - Italian chefs will offer a gourmet menu with a lot of traditional ingredients like the beer "ReAle di Borgorose" and the pecorino cheese of Vallecupola.
For further information about this event let's visit www.percorsireatini.it, the Facebook fanpage Percorsi reatini and follow @percorsireatini on Twitter.
 

Percorsi reatini - domenica 7 giugno: birra artigianale e formaggi tipici a Frasso Sabino

Eccomi nuovamente!

Scrivo per segnalarvi un evento davvero interessante se vi trovete nel Lazio: questa domenica (7 giugno) a Frasso Sabino il secondo appuntamento dei territori reatini con EXPO 2015! 

Cibo, turismo, cultura e arte.  Alcuni territori nella provincia di Rieti ci invitano alla scoperta di sapori e luoghi.



All’interno del Mercato di Frasso Sabino, il Mercato Agricolo “Piazza del Contadino” accoglie, domenica 07 giugno, i “Territori capaci di futuro”, il progetto che riunisce 18 comuni, associazioni, enti e aziende dei territori reatini. Da maggio a ottobre, 14 eventi su “cibo, turismo, cultura in Provincia di Rieti” collegati ai temi e alla filosofia di EXPO 2015 e sostenuti dalla Regione Lazio.



La Birra artigianale e le eccellenze dei Formaggi sono i “prodotti bandiera” della giornata da gustare all’interno del più grande e genuino Mercato domenicale del Lazio. Un Mercato con una lunga storia alle spalle, e che continua a far vivere un’esperienza unica a migliaia di visitatori ogni prima domenica del mese.


  • Alle 9.30 l’elegante nuovissimo InfoPoint della Provincia presenta i prodotti tipici dei comuni e delle Comunità montane, ma anche video, foto, musiche, immagini di feste che fanno vedere la storia, la cultura, le tradizioni e la spinta innovativa dei territori attivi nel progetto.

  • Intanto alle 10, per le famiglie e soprattutto i bambini, appuntamento con gli “Orti Urbani”. I bambini del laboratorio di Educazione ambientale ed alimentare della “Piazza del Contadino”, coordinati dal personale del Parco Naturale dei Monti Lucretili e del Parco Faunistico “Piano dell’Abatino” saranno i protagonisti della semina degli ortaggi e dei legumi caratteristici dei “Territori capaci di futuro”.

  • A mezzogiorno ecco il “Laboratorio del gusto” a cura dell’azienda agricola “De Santis Francesco”. I partecipanti assisteranno alla preparazione di ottimi formaggi e squisite ricotte realizzati con il metodo tradizionale. Naturalmente potranno gustarli insieme ai molti altri prodotti di grande qualità e a Km Zero offerti nell’area di degustazione, vicino alla cosiddetta Pagoda.

  • Alle 13,  il pranzo con il menù rielaborato con la Birra ReAle di Borgorose e il pecorino di Vallecupola, proposto dagli chef dell’Istituto Alberghiero Costaggini di Rieti in collaborazione con la Pro Loco di Frasso Sabino. L’Istituto Alberghiero è ormai un punto di riferimento indiscusso per la cucina di qualità della provincia. Un suo menù speciale, sintesi di innovazione e tradizione di territorio, è stato invitato a EXPO 2015. Il menù della “Piazza del Contadino” non deluderà i visitatori che lo gusteranno!

Tutte le informazioni sull’evento e sui prossimi appuntamenti di “Territori capaci di futuro” sul sito www.percorsireatini.it, sulla pagina Facebook Percorsi reatini e sul profilo Twitter @percorsireatini.

venerdì 3 aprile 2015

#nonsoloDublino: gita a Glendalough, Irlanda


Avevo promesso che sarei tornata a scrivere in italiano ed eccomi qui!

Tempo fa accennai ad una serie di foto che trovate per esteso sul mio profilo Flickr, ma lì non troverete le storie dietro quegli scatti.

Ecco la prima: gita a Wicklow Mountains National Park.

Ci sono stata un paio di settimane fa, quando qui a Dublino sembrava davvero fosse arrivata la primavera: anche se è stata solo un'illusione. Da tre giorni, infatti, solo pioggia, grandine, freddo e grigiume (oggi -3 C°la temperatura percepita alle 10 di stamattina)

Torniamo a Wicklow.
Sono partita insieme ai miei coinquilini dall'Aeroporto di Dublino (dove abbiamo noleggiato un'auto con Hertz (20 euro a testa compresa benzina e assicurazione - eravamo in 5) ore 10 direzione Glendalough.


Lungo la strada abbiamo fatto tappa a Laragh per fare colazione in un posticino veramente carino: The Wicklow Heather   

Colazione completa irlandese (salsiccia, becon, uova&co) o per i vegetariani come me: ottimi scones con marmellate, burro, cream + tè o caffè americano (io scelgo sempre il primo).


Dopo aver riempito abbondantemente gli stomaci, abbiamo ripreso il nostro viaggio alla volta di Glendalough. In 15 minuti da Laragh arriviamo al parcheggio che costeggia il monastero del VI secolo all'ingresso del bosco di Glendalough, con la sua torre alta 30 metri. Il sito archeologico era molto più vasto, venne parzialmente distrutto infatti dalle truppe inglesi nel 1398.


Proseguendo la nostra passeggiata, ci addentriamo nel bosco, direzione "lago superiore" (Upper Lake).

Lungo il cammino incontriamo incredibili e meravigliose espressioni della natura: alberi magnifici e maestosi, fitta vegetazione, ruscelli e cascatelle.


 Questa è la foto che ho scattato ed ho inviato al Glendalough PhotoPost Time Lapse project, un progetto dell'ente parco avviato nel novembre 2011 che invita i visitatori a scattare una foto del lago e condividerla sulla pagina Facebook indicando giorno e orario dello scatto.
 
 

martedì 31 marzo 2015

(ENG) What to visit in Ireland after Dublin: #1 Wicklow Mountains National Park


Hi!
During this really weird Dublin spring (strong wind, heilstorm, just a little bit of sun, rain and now cloudy - this only today), I decided to use this space also to write in English and to communicate to English speakers too about my life in Dublin.

(Don't worry Italian speakers the next one will be sure in my native language =)

I'm studying English and I'd like to receive some feedback by English native speakers about my mistakes: can you help me? I'll be so happy for this :)

Anyway I'd like share with you this short article, and the photos that I took during that journey, about my sightseeing in Glendalough a couple of weeks ago: it's the first place that I visited here in Ireland after Dublin.

(I moved to the Irish capital city from Rome because I won a scholarship for a postgraduate-professional course in Digital Marketing - I worked in Italy as social media and web content specialist until December 2014 and this is my first life experience abroad! Now I'm finishing my course, the final exam is close and I thought looking for a job here and stay longer, good luck for me!)

Discovering nature not too far away from Dublin

Ps: I have forgot to speak in that article a bout a nice stop that my friends and I did just before to arrive in Glendalough. The stop was for a delicious breakfast in a typical Irish café called "The Wicklow Heather" in Laragh. 

venerdì 27 marzo 2015

Temple Bar e la fotografia: alla scoperta di un'interessante mostra


Eccomi nuovamente a parlare di Dublino e della mia prima avventura di vita abroad Italy.

Avevo promesso di mostrarvi foto e raccontarvi storie, ma prima di tutto ciò devo fare una piccola digressione. 

Essendo un'appassionata di fotografia, non posso evitare di raccontarvi di questo interessante progetto fotografico scoperto per caso passeggiando per Temple Bar qualche tempo fa.

Il progetto foto-storiografico e il viaggio di Pamela De Brì mi piacquero così tanto che appena tornata a casa decisi di contattare l'artista per un'intervista: avevo voglia di sapere, ero curiosa di scoprire i retroscena, le storie che l'hanno accompagnata durante gli oltre 1.000 km in sella alla sua bici lungo il percorso della vecchia ferrovia irlandese che collega Dublino alla costa ovest dell'isola.

Detto, fatto: Pamela mi rispose quasi immediatamente dimostrandomi gentilezza e completa disponibilità a farsi intervistare. Qui giù l'articolo che è nato in seguito a quell'intervista (ah! Vero, non ve l'avevo detto, collaboro con The Opinions Post Italia e The Opinions Post International)


martedì 24 marzo 2015

Da Roma a Dublino: esperienza di vita nella capitale irlandese


Sunny Day
The Spire, O' Connell Street - Dublin (Gen 2015)
8 gennaio: l'anno nuovo mi porta ad atterrare nella Capitale irlandese per un'esperienza formativa ottenuta grazie ad un bando della Regione Lazio.

La vita qui è piacevole, internazionale, felice. 

Dublino è musica: questo è la prima cosa che mi ha fatto invaghire di questa città e continua a sorprendermi di giorno in giorno.

Dublino è internazionale: qui incontri persone di ogni dove che vivono e/o studiano, con le quali è un piacere chiacchierare, spalancare i propri orizzonti e imparare.

Imparare ogni giorno qualcosa di nuovo rende felici; essere felici e circondati da belle persone rende immortali :-D.

Copia di IMG_20150226_170631
Sulla banchina del fiume Liffey (marzo 2015)
Dublino è giovane: l'80% delle persone che iincontri per strada è under 35.

Tra studio, passeggiate, esplorazioni ho collezionato un bel po' di scatti e memories che mi fa piacere condividere con chi capiterà su questo piccolo spazio virtuale. 

Per chi è curioso e non ha voglia di attendere il prossimo post qui il mio Flickr 

Chi, invece, avrà voglia di leggere le storie che circondano quegli scatti...beh prometto che dovrà aspettare pochissimo :)

sabato 14 dicembre 2013

Roma nascosta - parte I


Il viaggio non finisce mai. [...]
Bisogna vedere ciò che non si è visto,
vedere di nuovo quel che si è già visto,
vedere in primavera quel che si è visto in estate,
vedere di giorno quel che si è visto di notte,
con il sole dove la prima volta pioveva,
vedere le messi verdi, il frutto maturo,
la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati
,
per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.


J. Saramago in Viaggio in Portogallo



Il caro Saramago la sapeva lunga.
Tornare sui propri passi per scoprire luoghi non guardati.
Questo è il significato che ho dato a questo estratto.
Mia personalissima interpretazione legata ad un piacere che mi dedico appena ho un po’ di tempo libero e necessità di stare in pace con me stessa: passeggiare per le vie della splendida città in cui vivo ormai da quasi dieci anni  per scrutarne e scoprirne le piccole e grandi bellezze che sfuggono ad un occhio frenetico.
Proprio ieri passeggiavo tra Castel Sant’Angelo e piazza Navona osservando case e profumi, ascoltando sensazioni e situazioni della vita e intraprendendo percorsi differenti, esplorando strade mai battute e colori inediti e ficcando il naso nei cortili interni dei palazzi che spesso e volentirei racchiudono meraviglie nascoste.

Palazzo Taverna
Questo cortile interno ha attirato la mia attenzione percorrendo via di Monte Giordano per poi continuare in direzione Piazza Navona.

Questa zona, secondo Wikipedia,
"è una piccola altura posta nel centro di Roma nel rione Ponte, nei pressi di Ponte Sant'Angelo, formatasi probabilmente per l'accumulo di detriti provenienti dal non lontano antico scalo fluviale di Tor di Nona. È situata lungo la via omonima, prolungamento della via di Panìco, e prospiciente la via dei Coronari".
Scopro che la fontana del pittoresco cortile è del 1615 costruita da un certo A. Casoni.


Chiesa di Sant'Agnese in Agone
Continuando la mia passeggiata, arrivo in Piazza Navona e decido di entrare per la prima volta nella Chiesa di Sant’Agnese in Agone, chiesa situata proprio di fronte la fontana del Bernini - Fontana dei Quattro Fiumi* -  dalla quale due delle quattro statue, quella che rappresenta il Rio della Plata e quella che rappresenta il Nilo – sembrano proteggersi con le mani, come per ripararsi dall’imminente crollo della chiesa. In realtà questa pare essere un’interpretazione popolare della grande rivalità tra i due maggiori artisti barocchi italiani, Bernini e Borromini, questo perchè la chiesa di Sant’Agnese in Agone è stata progettata da Borromini; la credenza popolare però non coincide con i fatti, in quanto la fontana fu realizzata prima della chiesa, tra il 1648 e il 1651, mentre Borromini sopraggiunse nel cantiere di Sant'Agnese intorno al 1653. Infatti la statua rappresentante il fiume Nilo si copre il volto perché a quell'epoca non se ne conoscevano le sorgenti.

L’interno della chiesa appare molto più piccolo rispetto a quanto lo avevo immaginato dall’esterno.

Pianta a croce greca
La chiesa ha una pianta a croce greca,  i quattro corti bracci della navata, dell'abside e dei transetti, riccamente decorati con stucchi dorati nelle volte si incontrano nell'ottagono centrale, in cui si trovano quattro altari dedicati a Sant'Alessio (1° a destra), Santa Ermenziana (2° a destra), Sant'Eustachio (1° a sinistra) e Santa Cecilia (2° a sinistra), con pale marmoree e statue rispettivamente di Francesco Rossi, Leonardo Reti, Melchiorre Cafà e Antonio Raggi. I transetti sono dedicati a Sant'Agnese (a destra, con una statua di Ercole Ferrata), e a San Sebastiano (a sinistra, con una statua di Pier Paolo Campi). I pennacchi della cupola, dipinti fra il 1667 e il 1671 da Giovan Battista Gaulli detto il Baciccia, raffigurano le Quattro virtù cardinali, mentre l'affresco della cupola è di Ciro Ferri e di Sebastiano Corbellini, che lo portò a termine (Wikipedia).

Rimango incantata a osservare l’ambiente, con il naso all’insù percependo la straordinaria profondità dell’affresco che adorna l’interno della cupola.
 
Gloria del Paradiso


Continuando la mia passeggiata, arrivo nei pressi della Chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza che si trova in corso Rinascimento, proprio di fronte la fermata dell'autobus. Questa chiesa, oggi Archivio di Stato, fu realizzata tra il 1642 e il 1660 da Borromini sulla base del progetto esistente di cortile e biblioteca. (Wikipedia).

Chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza

L'emozione che ho provato varcando il portone aperto è stata di sorpresa e pace, come varcare la soglia di un giardino segreto dove i rumori del traffico e le folle in movimento rimangono dietro le spalle.

Silenzio, solo il rumore dei miei passi fino al centro del cortile.


*Le statue in marmo bianco che compongono la fontana hanno una dimensione maggiore di quella reale. I nudi rappresentano le allegorie dei quattro principali fiumi della Terra, uno per ciascuno dei continenti allora conosciuti, che nell'opera sono rappresentati come dei giganti in marmo che siedono appoggiati sullo scoglio centrale in travertino: il Nilo, il Gange , il Danubio e il Rio della Plata. 
Il Bernini nella progettazione della fontana volle conoscere e tener presente il significato della simbologia contenuta nell'obelisco egizio collocato al suo centro. Per decifrare le iscrizioni presenti sulle quattro facce si avvalse della collaborazione di Athanasius Kircher, un gesuita, colto umanista, operante in quegli anni a Roma; questi indubbiamente influenzò lo scultore con le sue teorie di stampo neoplatonico e i suoi riferimenti dotti alla sapienza egizia e caldea, alla cabala ebraica, e a molti altri ambiti culturali collegati tra loro dalla comune origine gnostico-sapienziale: ritroviamo tutti questi elementi presenti in forma simbolica nella fontana, che viene così a costituire quasi una prosecuzione delle simbologie presenti sulla stele. Kircher, come altri umanisti prima di lui, credeva in una continuità sapienziale di una linea proveniente dall'antico Egitto e dalla tradizione mosaica, passante per la cultura greco-persiana per approdare infine al cristianesimo delle origini. Nella fontana si possono riscontrare quattro nuclei tematici principali:
  • La tetrade (numeri consecutivi dall'1 al 4 sommati), simbolo numerico di matrice platonica e pitagorico- neoplatonica, di decifrazione complessa, è legato alla perfezione della creazione divina; è rappresentato dalla forma piramidale della stele, la piramide essendo una delle rappresentazioni della tetrade.
  • La polarità dicotomica. Forma speculativa di origine gnostica e manichea, viene svolta nella fontana sotto forma di coppie di opposti, rimandanti alla coppia originaria bene/male. Le due coppie più evidenti sono:
    • Luce/Buio: principale nucleo di senso dell'opera, è legato alla stessa forma dell'obelisco, rimandante a un raggio di luce, collocato in modo contrapposto alle tenebre rappresentate dalla caverna sotto la stele. Questa linea di pensiero proviene in particolare dall'emanazionismo di Plotino e da Cusano.
    • Piena/Secca: dialettica presente nella tradizione mosaica (episodio biblico delle vacche magre e delle vacche grasse) ed egiziana. Il leone della fontana che lambisce l'acqua con la lingua, modellato sulle statue di Moptha, il dio leone, presenti nei templi egizi con la funzione di "nilometro", simboleggia l'alternanza abbondanza/carestia dovuta alla ciclicità delle piene del Nilo. La carestia, la distruzione, è rappresentata dall'ippopotamo, sostituito nella fontana, con uno stratagemma linguistico, dal cavallo (ippopotamo=cavallo di fiume), simbolo di Tifone, il vento arido che distrugge i raccolti.
  • L'uovo di Zoroastro. Schema cosmologico di forma ellissoidale, rappresentante l'azione nella cosmogonia dei principi opposti di luce e ombra. La pianta della fontana ricalca la morfologia dell'uovo: da questa riprende l'andamento ellissoidale e la collocazione del sole/obelisco, al centro. All'uovo di Zoroastro riportano inoltre le altre numerose simbologie riconducibili alla dicotomia luce/ombra.
  • La colomba. Allo stesso tempo simbolo dello Spirito Santo e stemma del pontefice Innocenzo X Pamphilij, che aveva commissionato la fontana, vuole sottolineare come il culmine della sapienza racchiusa nella simbologia della fontana, proveniente dall'Egitto ermetico e dalla Persia zoroastriana, è la rivelazione cristiana, posta in sostanziale continuità con quelle antiche forme di gnosi. (Wikipedia)